L’inizio della storia

Bologna mattino

Come iniziano le storie? Come spiega la semiotica ogni storia inizia con una difficoltà. Ogni volta non facciamo che raccontare come ne siamo usciti e in fondo questo è il concetto che ci è stato tramandato da millenni di storia: Omero, i miti di creazione, le avventure degli eroi delle favole e di quelli in carne e ossa. È l’idea cantata e trasmessa da ogni narratore, cantastorie e menestrello fin dall’alba del mondo, secolo dopo secolo. Vladimir Jakovlevič Propp, che nasce a San Pietroburgo il 29 aprile 1895 e si laurea in filosofia russa e tedesca, su questo scriverà Morfologia della fiaba, saggio oggi comunemente utilizzato nelle teorie sulla comunicazione, sconosciuto fino a metà degli anni Cinquanta.

Innamorato del folklore e delle tradizioni, Propp si muove fra i fantasmi della letteratura russa. Cerca un movente, l’architettura fondamentale: lo scheletro nascosto al di là del flusso degli eventi. Quello che chiamiamo storytelling ha un’anima antica. È la materia fluida e complessa che da sempre manipolano i narratori, abituati a tessere il racconto del mondo attraverso immagini e metafore dell’esistere.

alba

Senza difficoltà non c’è storia, nulla accade: ciò che rompe l’equilibrio è la miccia per il cambiamento, fuoco vivo, stimolo per il desiderio.
Propp, che analizza le fiabe alla ricerca della struttura fondamentale, in Morfologia della fiaba individua 31 funzioni, note come Sequenze di Propp. C’è un eroe, ovvero chi compie l’azione da cui si sviluppa lo svolgimento della trama. C’è un antagonista, ovvero chi lotta contro l’eroe. Ci sono aiutanti magici e quasi sempre una principessa, il simbolo di un nuovo inizio: la trasformazione, il sogno da raggiungere.

attesa alba

Ogni storia inizia con una mancanza. L’eroe sei tu. Gli eroi siamo noi quando decidiamo di guardarci dentro e prendere la nostra vita in mano per scardinare ciò che non basta, muoverci in cerca di un modo nuovo di fare e immaginare, anche se spesso, nella vita di sempre, non sappiamo di cosa sia fatta la materia del cambiamento, né se esista un negozio dove il coraggio si vende al kg.

Quando in campagna arriva la cattiva stagione le vigne sono una distesa gelata nella nebbia. Sfioro il legno bagnato dei tralci e mi sorprendo: nell’inverno del cuore e della mente tutto muore, le scarpe affondano nel fango eppure nel giro di pochi mesi la natura vivrà di nuovo, con la stessa potenza.

Sembra che la vite più antica al mondo si trovi a Maribor, cittadina slovena.
Passeggiavamo lungo il fiume Drava strizzando gli occhi nella luce intensa di gennaio e abbiamo impiegato un po’ per capire dove fosse: è apparsa all’improvviso, affacciata sull’acqua chiara, umile e potente come sanno essere le cose grandi. È qui, fra le pietre al sole del muro di Hiša stare trte, la casa della vecchia vite, dove crescono i grappoli sanguigni da cui si ricava il vino Žametna Črnina, Velluto nero. Il fiume l’ha salvata dalla filossera che nell’Ottocento distrusse gran parte delle viti in Europa.
Al civico 8 di via Vojašniška si fa festa per una settimana quando si vendemmia da questa vite, perché ogni anno si celebra una rinascita. Vite, vita.

Sopravviviamo alla nostra storia ogni giorno. Accade grazie alle risorse che troviamo in noi stessi e nel mondo esterno: gli studi attuali chiamano questo processo resilienza, una pulsione che conosciamo tutti, indagata in ogni filosofia, mito o religione. L’energia che ti fa scattare, quel colpo al cuore che dice – io ce la voglio fare – il sangue che ribolle, lo sguardo che punta all’orizzonte. In spagnolo il verbo esperar significa “aspettare” e anche “sperare”: una bellissima coincidenza, vero?

camminare

Certe mattine svegliarsi è una fatica. Nelle vie i rumori della vita che si stiracchia, il graaaang delle saracinesche, profumo di caffè pane fresco. Fra i boschi il silenzio rarefatto dell’alba nella nebbia: il cuore che batte risuona nel vuoto siderale.

Vladimir Propp e i narratori del mondo ci insegnano che la storia inizia quando un equilibrio si rompe. Ti svegli, niente è uguale a ieri e non c’è nulla che tu possa fare. Aprire gli occhi è decidere di andare nel mondo, in senso reale o metaforico, in cerca della proprio storia. Da millenni ci raccontiamo davanti al fuoco. Narrando si tesse il senso del mondo e ogni narrazione è il racconto di una battaglia: impariamo dalle difficoltà. Inventiamo nuovi equilibri.
Trasformiamo noi stessi grazie a ciò che non siamo più.

Certe giornate iniziano così, con la mattina che si sveglia presto e la testa avvolta nel silenzio. Il tempo. Il tempo di oggi: unico, irripetibile. In tasca la meraviglia di minuti nuovi di zecca.

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